Conoscere Vittoria Colonna

Vittoria Colonna terzogenita di Fabrizio Colonna e di Agnese di Montefeltro è stata figura centrale della cultura del ‘500. Di lei disse l’Ariosto che il nome le derivava dall’essere “nata fra le vittorie”, in quanto discendente di due nobili famiglie: i duchi di Marino, e quelli di Urbino, da cui Vittoria derivava per parte di madre.

Vittoria trascorse ad Ischia la parte centrale della sua vita, grazie alla ospitalità della famiglia d’Avalos che per molti anni le concesse di vivere sul Castello di Ischia, che grazie alla presenza colta e raffinata di Costanza d’Avalos, duchessa di Francavilla e governatrice dell’isola, era diventato uno dei centri culturali della corte aragonese, attorno al quale ruotavano poeti e letterati come Sannazzaro, Cariteo, Galeazzo di Tarsia, Moncada, Fuscano, Bernardo Tasso. L’amicizia fra le due famiglie, i Colonna e i d’Avalos, fu consolidata dalla decisione di concordare il matrimonio tra i propri figli ancora bambini, Vittoria e Francesco Ferrante, col beneplacito di re Federico. Le nozze si celebrarono il 27 dicembre 1509, proprio nella cattedrale del Castello di Ischia ed il matrimonio stretto fra due discendenti di tanto illustri casate fu ovviamente molto fastoso e memorabile per il lusso e la magnificenza del convito.


Ritratto del Muziano, nella Galleria Colonna di Roma (Fot. Alinari).


Vittoria Colonna dimorò dal 1509 al 1536 ad Ischia, trascorrendo il tempo tra conversazioni colte e la frequentazione di molti poeti e letterati dicenendo musa di un cenacolo di letterati umanisti (Bernardo Tasso, padre di Torquato, Luigi Tansillo, Galeazzo di Tarsia, Girolamo Britonio, Capanio, Cariteo, Sannazaro).

Nel quadro delle nuove ostilità tra Francia e Spagna, Ferrante fu chiamato da Carlo V a capo del suo esercito e partì per la Lombardia, dove nel corso della memorabile battaglia di Pavia del 1525 venne sconfitto e fatto prigioniero Francesco I. Il 25 novembre 1525, in seguito alle ferite riportate nel corso di questa stessa battaglia (non si sa se anche per sospetto veleno), morì Ferrante D’Avalos, che aveva avuto gran merito in questa vittoria

Ma Vittoria Colonna seppe anche essere donna generosa e vicina alle problematiche del popolo, intervenendo in prima persona per mitigare, nel 1527, gli effetti nefasti del Sacco di Roma,
offrì le proprie sostanze per riscattare i prigionieri ed accolse le molte dame e letterati che cercarono rifugio da quella tragedia sull’isola.

Vittoria frequentò un circolo formatosi attorno alla predicazione di Giovanni Valdés che riu            niva personalità desiderose di operare una riforma della religiosità cristiana, come Flaminio, Piero Vermigli, Isabella Bresena, Giulia Gonzaga e molti altri.

 Nel 1531 la peste scoppiata a Napoli raggiunse anche Ischia e Vittoria si trasferì ad Arpino, e di là a Roma, dove, riguardo la polemica sui Cappuccini, prese apertamente posizione in favore della nuova religiosità. La poetessa in questi anni fece sistematicamente la spola tra Roma e Ischia, sua residenza preferita. Nella città eterna strinse molte amicizie illustri: tre famosi cardinali, Reginald Pole, il Contarini, il Bembo le furono devoti.

Risale a questo periodo il progetto caldeggiato dalla marchesa di Pescara di indurre l’imperatore a un’impresa in Terra Santa, ma, tramontata ogni speranza di promuovere un’azione imperiale in favore della Cristianità, decise di recarsi lei stessa in quei luoghi sacri come umile pellegrina e nel 1537, in attesa del parere favorevole di papa Paolo III, si trasferì a Ferrara con la segreta speranza di poter proseguire a Venezia e di lì imbarcarsi.

 

Affascinata dal clima riformato e intellettualmente vivace, smise di parlare del viaggio in Terra Santa, e si fermò a lungo nella corte estense.

Decise poi di ritornare a Roma e fra gli incontri di questi anni seminale fu quello con Michelangelo, da cui nacque un’amicizia indissolubile e profonda.

Nel 1544 nel suo continuo peregrinare giunse nel convento delle benedettine di S.Anna dei Funari a Roma. La morte la colse il 25 febbraio 1547 dopo lunghissima malattia.


"Michelangelo e Vittoria Colonna" Quadro di F. Jacovacci nel palazzo reale di Capodimonte (Fot. Alinari).


Michelangelo, suo ammiratore devoto, la vegliò fino all’ultimo e inconsolabile per il dolore di questa perdita scrisse: “Morte mi tolse un grande amico”.

Donna e sposa austera, schiva, riservata e al tempo stesso energica e determinata, Vittoria Colonna fu nodo di potere e religione tra gli intellettuali rinascimentali e le cariche istituzionali del tempo.

Scrittrice instancabile scambiò lettere (Lettere, 1530 -1570) con i più rappresentativi personaggi dell’epoca (Baldesar Castiglione, Pietro Aretino, Marco Antonio Flaminio) e, sulla scia dei “petrarchisti” del Cinquecento, compose pregevoli poesie: Rime (1538); Rime Spirituali (1546); Pianto sulla passione di Cristo e l’Orazione sull’Ave Maria (1556)